giovedì 5 luglio 2007

Lotta di "Guerrieri" di Alessandra Malfa


Ecco il ju jitsu brasiliano

Io ho 82 anni adesso, ma le arti marziali sono una ricerca che riguardala vita intera. Io non ho un nemico. Faccio della disattenzione il mio nemico”.
Così affermava il maestro brasiliano Helio Gracie, il quale, insieme con fratello Carlos, intorno agli anni Venti del secolo scorso iniziò a introdurre delle varianti alle tecniche del ju jitsu giapponese appreso in quegli anni da un maestro giapponese, dando cosi origine a questa nuova disciplina molto flessibile e allo stesso tempo attenta a lavorare con tecniche efficaci nel combattimento sportivo e da strada.
Il ju jitsu brasiliano è una disciplina di lotta a terra che deriva dal judo e dal ju
jitsu giapponese; negli ultimi anni, poi, ha dimostrato di essere in continua evoluzione; di non essere statica, come molte altre arti tradizionali, e nemmeno astratta, come altre discipline sportive che, per rispettare determinati regolamenti di
gara, hanno abbandonato la reale capacità di lottare con l’avversario. E’ una
disciplina che si basa sulla conoscenza del proprio corpo, delle tecniche, che sono in continuo aggiornamento, e naturalmente delle proprie paure, che si sconfiggono con lo
sparring (un allenamento tra compagni di palestra, con il quale neutralizzano gli aspetti di violenza e aggressività che si generano dall’Ego).
Anche se si tratta di una disciplina relativamente giovane, in Sicilia, a Marsala, nata un’accademia che lavora per diffonderne i principi.
Noi abbiamo incontrato il maestro Octavio Couto jr, “Ratinho”, insegnante
di brasilian ju jitsu, stimato a livello mondiale, che ne ha tracciato le linee
generali.
Maestro, a quando risale l’inizio del
suo percorso sportivo?

Ho iniziato a 17 anni; ero al liceo quando cominciai con il judo e il mio maestro
di allora mi fece conoscere il brasilian ju jitsu, e cominciai lo studio e la pratica.
Quale è la particolarità dello stile?
Il ju jitsu brasiliano prevede un lavoro di lotta a terra con finalizzazioni di leve
e strangolamenti; unico è lo stile, quello che cambia è l’esperienza di chi pratica
la disciplina, esperienza che deriva anche da diversi percorsi individuali.
È una disciplina aperta a tutti?
Sì, anche alle donne. Ci sono molte ragazze che si dedicano al ju jitsu brasiliano
e non soltanto sono ottime atlete, ma mantengono intatta la loro bellezza efemminilità.
Il brasilian ju jitsu resta per me soprattutto una forma di lotta divertente, perché rotolare insieme crea veramente un rapporto simpatico tra gli atleti e
un’atmosfera di sincera amicizia tra chi si allena.
Questo offre quindi la doppia
possibilità di divertirsi e di apprendere una forma di lotta e di autodifesa efficace
che non teme confronti.
Tiene lezioni in tutto il mondo, come
si trova in Italia e nello specifico in Sicilia?

L’Italia si è aperta al brasilian ju jitsu con una visione moderna e giovane grazie
al maestro Federico Tisi che ha fondato l’Italian Connection, un team che è
più di un insieme di sportivi: è una famiglia.Ogni volta che vengo in Italia, fornisco consulenze da Bolzano a Roma, a Bologna; in Sicilia mi trovo bene,
perché
siciliani sono molto simili ai brasiliani, per modus vivendi e mentalità. Ho molti
amici qui e un plauso particolare va al maestro Davide Cialona, che sta svolgendo
un ottimo lavoro.


Nelle foto : Il maestro Octavio Couto jr, “Ratinho”, Giuseppe Rodelli
e Davide Cialona, organizzatore dello stage di Marsala; il maestro
“Ratinho”; il maestro Federico Tisi fondatore dell’Italian Connection